Vento

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Stanotte il vento soffiava forte.
In casa una sinfonia di scricchiolii: agli archi le tende da sole rimaste giù a mezzo da quest’estate; le piante sui balconi ai fiati; tapparelle alle percussioni. Solista, tra i legni, il vecchio armadio in camera mia, che ogni tanto entrava in contrappunto.

Il concerto si è aperto in assoluta dissonanza. La casetta degli uccelli – ostinatamente rimasta sfitta da quando l’ho appesa sul balcone la scorsa primavera – urtava fuori tempo contro la ringhiera; un vaso vuoto rotolava su e giù senza il minimo rispetto per quel poco di ritmo che gli altri orchestrali cercavano di trovare sotto la guida irruente del direttore d’orchestra, il Vento.

Non so quando l’armonia si è fatta strada in questa baraonda di suoni, probabilmente solo quando stavo per cedere al sonno, quindi tardi, molto tardi. E’ stato allora che il Vento ha messo d’accordo i suoi strumenti, ne ha preso la direzione guadagnandosi la loro fiducia, facendo sì che si lasciassero cullare dalle sua lunghe e invisibili dita, sfiorando corde, vibrando l’aria, pizzicando le stelle.

Stamattina il cielo era così terso che le montagne sembravano disegnate a china sul blu.

Torna Vento, suona ancora per me.

Ph source: flickr.com