Sankt Nikolaus

Santa Claus 1 SW

Se vi chiedessi di descrivere i tedeschi con i primi due aggettivi che vi vengono in mente, così, senza pensarci troppo su, cosa direste? Probabilmente precisi e puntuali (e forse direste anche altro, ma vi ho chiesto i primi due!). Opinione condivisa dai più, presumo. Perfino da Babbo Natale. Tant’è che il poverino ha deciso che con loro gli conviene anticipare i lavori, terrorizzato all’idea della class action che gli verrebbe sicuramente mossa nella malaugurata ipotesi  di un ritardo di consegna la notte di Natale. Ecco perché lui dai bambini tedeschi ci va oggi, il 6 dicembre.

In Germania, Babbo si chiama Nikolaus. Sankt Nikolaus. Che suona un po’ come Bond, James Bond… solo che lui è un tradizionalista e viaggia ancora in slitta con motore da 8 renne. Veniva anche da me quando ero bambina. Non sapeva che i miei genitori fossero italiani e che quindi con noi avrebbe potuto prendersela comoda. O forse lo sapeva, ma visto che era già lì per gli altri bimbi del palazzo, ne approfittava per passare anche da me. Oggi so che questa cosa si chiama ottimizzazione logistica dei trasporti.

Io l’ho visto. Ho visto Nikolaus. Ma davvero, mica così per dire. Ho ancora la scena davanti ai miei occhi. Era mattina presto. Arrampicata su una sedia, dal basso dei miei 3 o 4 anni sbirciavo annoiata dalla finestra del secondo piano giù per la strada deserta e bianca di neve quando all’improvviso ecco che sul marciapiede di fronte appare lui, rosso e grosso, fiero e imponente sul fondo grigio dei palazzi della Rothenbergstraße. Ricordo lo stupore,  i vetri freddi sotto il palmo delle mani mentre mi allungavo in punta di piedi sulla sedia per vedere meglio, l’alone del mio fiato che appannava la finestra e avvolgeva lui in una nuvola di magico mistero. Ero sbalordita, senza parole.  Ad ogni passo possente e sicuro, i suoi stivali lasciavano impronte marcate sul marciapiede innevato e nella mia fantasia di bambina.  Che emozione!

Per anni è girata per casa una foto di quella scena. Ogni volta che mi capitava tra le mani rivivevo le stesse emozioni di quella mattina di un ormai lontanissimo 6 dicembre. Pochi giorni fa mi è tornata in mente e mi sono messa a cercarla ma niente, non l’ho trovata da nessuna parte. Allora ho chiamato mia sorella per chiederle se per caso l’avesse lei, ma lei non la ricorda, non l’ha mai vista. Anzi, dice che non esiste.

Ma non può essere! Io l’ho vista, l’ho avuta tra le mani un’infinità di volte e sistematicamente le torturavo gli angoli mentre con la memoria rivedevo Nikolaus camminare sul marciapiede sotto casa.

Mi ci è voluta qualche ora per riprendermi dallo smarrimento, poi ho iniziato a ragionarci su. Partendo dal presupposto che non sono pazza (un po’ di ottimismo non ha mai fatto male a nessuno) e che non soffro di allucinazioni, sono giunta all’unica conclusione possibile: quella foto l’ho scattata con l’immaginazione. Ok, forse un po’ pazza lo sono, ma come spiegarlo altrimenti? L’emozione provata alla vista di Babbo Natale era stata talmente intensa che l’avevo cristallizzata in un fermoimmagine a mio uso e consumo personale. Ci avevo persino costruito il backstage, con mio padre pronto a immortalare l’immagine con la sua vecchia Kodak Instamatic. Se rovisto un po’ meglio tra i ricordi sento addirittura il calore della sua presenza alle mie spalle mentre riprendeva lo storico evento, l’aroma del suo dopobarba, il ronzio dello scatto.

Quella foto dunque esiste. Forse non su carta, ma dentro di me esiste. L’ha scattata la mia fantasia prendendo spunto da un fatto realmente accaduto. L’ho conservata negli archivi della mia memoria e da lì l’ho tirata fuori ogni volta che volevo rivivere la magia di quel momento. Me ne sono servita per cercare gioia quando ero triste, per sentire suoni e profumi di casa e di persone amate che non ci sono più, per fuggire dalla grigia quotidianità e tuffarmi nel mondo brillante e colorato dei bambini.

Spingendomi ancora un poco più in là con il ragionamento ho avuto la mia personale Epifania fotografica. Beh sì, anche io come Babbo sono in anticipo sul calendario. Comunque sia, grazie a questa foto-non-foto ho capito perché amo la Fotografia, perché amo fotografare.

Ogni foto per me racchiude un mondo, un racconto, una realtà parallela. Ogni foto è una vita, un’altra vita che mi regalo semplicemente fotografando. Poco importa poi se la macchina fotografica non c’è! Bastano i miei occhi, come con Nikolaus.  E sono sempre foto in altissima definizione, anche quando sono offuscate dalle emozioni e dagli anni. La tecnologia non potrà mai arrivare ad eguagliare la perfezione dei miei scatti privati. La stampa non sbiadirà mai, i pixel non potranno mai danneggiarsi. L’immagine sarà sempre definita, tridimensionalmente viva e vibrante dentro di me. Solo mia.

E questo è il più bel regalo che io abbia mai ricevuto da Nikolaus. Sankt Nikolaus.

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